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Curiosità tartufo

Abbinamento vino e tartufo

Quale vino abbinare al tartufo?

By Curiosità tartufo, FoodNo Comments

Quale vino abbinare al Tartufo? Vino rosso o bianco? Possiamo abbinare spumante e tartufo? Scegliere un vino per un piatto a base di tartufo può sembrare semplice, ma la scelta nasconde tranelli e nessuno vorrebbe mai rovinare un piatto arricchito da dell’ottimo tartufo scegliendo il vino sbagliato.

Ecco, quindi, 5 consigli di base per il corretto abbinamento del vino al tartufo. Naturalmente la scelta va fatta in funzione del piatto in sé e non solo in relazione al prezioso fungo! Inoltre, è un errore pensare che il vino per il tartufo vada scelto solo in base al colore corrispondente: ovvero che nella scelta del vino da abbinare al tartufo bianco si debba per forza optare per un vino bianco e che per il vino per il tartufo nero si debba scegliere solo un abbinamento con un vino rosso.

I tartufi si adattano bene sia al vino rosso che a quello bianco; l’importante è che i vini da abbinare al tartufo abbiano determinate caratteristiche.

 

1) Abbiniamo il vino per tipologia di Tartufo

Quando si parla di abbinamento vino-tartufo è basilare accompagnare il vino al tartufo a seconda della tipologia di tartufo che stiamo assaggiando.

 

2) Non sovrastare l’aroma del Tartufo con il vino

I tartufi donano sempre una persistenza gustativa che incanta il palato e un’affascinante e riconoscibile aromaticità, ma sempre delicata. Pertanto, i vini consigliati da abbinare ai piatti con tartufo, vanno scelti per evidenziare, senza mai sovrastare, i delicati profumi e il gusto intenso di questo pregiato fungo.

 

3) Abbinare vino e ingredienti che accompagnano il Tartufo

Il Tartufo viene sempre accompagnato con altri ingredienti. La scelta del vino consigliato da abbinare col Tartufo, quindi, è da valutare in base agli altri elementi protagonisti della pietanza che accompagnano il suo gusto prelibato. Contestualizzare sempre gli abbinamenti.

 

4) Quale vino abbinare al Tartufo? Spumanti, Bianchi o Rossi?

Tutte le tipologie di vino sono, in modo differente che andremo a scoprire, potenzialmente valide e consigliate per accompagnare il Tartufo. L’importante è che il vino sia ricco di aromi ma senza un corpo eccessivo che possa annientare il carattere delicato del Tartufo. In generale, i vini impreziositi da un lungo affinamento saranno ideale per esaltare il Tartufo in un tripudio di eleganti sensazioni gusto-olfattive.

 

5) Abbinare Vino e Tartufo per concordanza territoriale:

Molto spesso, come per molti abbinamenti, la risposta enoica migliore consigliata nell’abbinamento Vino Tartufo è sicuramente l’abbinamento territoriale.

 

Particolare attenzione se state pensando all’abbinamento tartufo-bollicine, tutt’altro che facile. L’effervescenza tipica degli spumanti Metodo Charmant (che subiscono la seconda fermentazione in autoclavi d’acciaio con l’aggiunta di lieviti e zuccheri), infatti, potrebbe coprire completamente il gusto del tartufo. Meglio, allora, optare per un abbinamento un ottimo spumante Metodo Classico (la cui seconda fermentazione avviene invece direttamente in bottiglia), arricchito da note di lievito e da un perlage più fine, che si sposa bene con il gusto del tartufo.

Fondamentale è, alla base di tutto, scegliere un vino di qualità e dell’ottimo tartufo. Scopri i prodotti a base di tartufo disponibili nel nostro shop on line!

Calendario di raccolta del tartufo in Abruzzo 2021

Calendario di raccolta del tartufo in Abruzzo 2021

By Curiosità tartufoNo Comments

 

Ecco tutto ciò che devi sapere sulla stagione di raccolta dei tartufi in Abruzzo. Esiste, infatti,  una normativa ben precisa e regolata dalle varie regioni italiane per la raccolta tartufi.

TARTUFO INIZIO RACCOLTA FINE RACCOLTA
Tartufo Bianco Pregiato 1  Ottobre 15  Gennaio
Tartufo Nero Pregiato 15 Novembre 15  Marzo
Tartufo Uncinato 1 Ottobre 15 Marzo
Tartufo Scorzone 15 Maggio 31 Agosto
Tartufo Bianchetto 15 Gennaio 15 Aprile
Tartufo Fenico 1 Ottobre 31 Gennaio
Tartufo Moscato 15 Novembre 15 Marzo
Tartufo Brumale 15 Novembre 15 Marzo
Tartufo Nero Liscio 1 Ottobre 31 Dicembre

 

 

La raccolta del tartufo

La raccolta del tartufo

By Curiosità tartufoNo Comments

 

Come avviene la raccolta del tartufo? Chi lo può raccogliere e quando?

Il tartufo viene considerato un alimento estremamente pregiato e ricercato, per molti secondo al mondo solo al caviale in quanto a costo e prelibatezza.

Al momento della sua maturazione emana un odore penetrante e persistente e molto caratteristico, percepibile facilmente nonostante si trovi nel sottosuolo, tanto che animali selvatici come il maiale selvatico, il cinghiale, il tasso, il ghiro, la volpe, ne vengono attratti. Questo consente anche ai cosiddetti “cani da tartufo”, cani debitamente addestrati per cercarli, di essere attratti dal suo forte odore e quindi di riuscire ad individuare dove scavare per trovarli.

Sebbene il contributo del cane è essenziale, non basta avere un buon cane per potersi dedicare alla raccolta del tartufo! Per poter “andare per tartufi”, infatti, è necessario possedere un apposito tesserino di abilitazione, rilasciato dal Comune di residenza dietro presentazione dell’attestato certificante il superamento di un esame d’idoneità, da sostenersi di fronte ad una commissione regionale, consistente in una serie di quiz relativi alle caratteristiche delle varie tipologie i tartufi, le tecniche di raccolta, coltivazione dei tartufi e miglioramento delle tartufaie naturali, la legislazione nazionale e regionale vigente, nonché alcune nozioni di micologia, di botanica e di selvicoltura.

Per richiedere il tesserino per la raccolta del tartufo, che ha una validità di 10 anni, occorre avere compiuto 14 anni.

 

La raccolta del tartufo può essere fatta solo in specifici periodi in funzione del tipo di tartufo. Ogni tartufo, infatti, ha un suo periodo di raccolta. Da settembre a dicembre, ad esempio, è la stagione di raccolta perfetta per cercare i tartufi bianchi pregiati e quelli uncinati. Il tartufo nero pregiato, invece, si raccoglie dalla metà di novembre fino alla metà di marzo. Nel periodo che va da gennaio a marzo, invece, si può trovare il tartufo brumale, che condivide parte del periodo di raccolta con il tartufo marzuolo (che si trova infatti da gennaio fino ad aprile). Il tartufo estivo si raccoglie in primavera ed estate, da maggio a settembre, nel rispetto dei calendari di raccolta regionali e provinciali, diversi a seconda delle zone.

 

Ma veniamo allo specifico momento della raccolta del tartufo. Una volta che il cane “ha puntato” il pregiato fungo e iniziato a scavare, il tartufaio deve essere tempestivo nel fermarlo e proseguire lo scavo con uno strumento specifico chiamato “vanghetto”. Trovato il tartufo, occorre ricoprire la buca con la stessa terra perché, in caso contrario, si rischia di danneggiare, anche irrimediabilmente, la tartufaia.

 

Nel caso che i tartufi trovati siano marci non vanno raccolti, ma lasciati nel bosco, perché tali tartufi contribuiranno con le loro spore a far nascere nuovi tartufi per le stagioni successive.

Non si devono prelevare neanche i tartufi immaturi perché oltre ad essere inutile è anche dannoso, poiché che non solo l’aroma non è ancora quello del “vero” tartufo, ma soprattutto perché si impedisce la riproduzione del tartufo che avviene solo quando questo è giunto a maturazione.

 

I tartufi raccolti vengono riporti in borse chiamate in gergo “catane”, o nelle apposite tasche dei giubbotti o gilet da cacciatore, o in cesti simili a quelli della raccolta dei funghi.

Si possono raccogliere fino a 2kg di tartufo per legge (che a volte presenta delle variazioni a seconda della Regione di appartenenza) a meno che il terreno non sia di proprietà del tartufaio, nel qual caso non ci sono limiti. È assolutamente vietato cercare tartufi di notte e fuori del periodo consentito (sempre in base a quanto stabilito dalle normative regionali).

La micorizzazione in agricoltura è una tecnica di coltivazione che consiste nel far entrare in contatto le radici di una pianta da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco. Il complesso simbiotico pianta-fungo che viene a crearsi è detto micorriza. Il tartufo è il corpo, il “frutto”, di una particolare categoria di funghi noti come funghi ipogei, appartenenti al genere Tuber e alla famiglia delle Tuberaceae. Come suggerisce il nome, questi funghi vivono sottoterra, crescendo a una profondità che varia dai pochi centimetri fino a, in rarissimi casi, un metro. La particolarità di questi funghi è proprio quella di generare dei corpi carnosi, i tartufi appunto, tramite cui diffondere le proprie spore e riprodursi. Una volta maturi, i tartufi producono infatti un profumo intenso e penetrante che supera la barriera del terreno e attira gli animali selvatici che se ne nutrono, spargendo le spore brune, ellissoidali, spinose o reticolate e agevolandone la riproduzione. Come tutti i funghi, il tartufo è eterotrofo: non è cioè in grado di ottenere le sostanze necessarie alla sua sopravvivenza tramite la sintesi clorofilliana, un processo di cui è sprovvisto. Per questo motivo vive in simbiosi con le radici di determinate piante con un rapporto di scambio reciproco di favori. Il tartufo riceve dalla pianta sostanze nutrienti e la pianta, a sua volta, riceve dal fungo acqua e sostanze minerali che ne favoriscono lo sviluppo. La micorizzazione si verifica in modo naturale, ma può anche verificarsi artificialmente con alcune specie di interesse, come il tartufo. La coltivazione dei tartufi è possibile, quindi, ricreando, con metodo artificiale, un rapporto simbiotico tra fungo e pianta. Questo risultato si ottiene attraverso la micorizzazione della pianta da tartufo. Tra le varie tipologie di tartufo, quello nero ha maggiori possibilità di successo in caso di coltivazione, sebbene questa richiede impegno e terreni con particolari caratteristiche. Un’alternativa alla complessità della micorizzazione e alla coltivazione in proprio del tartufo è l’adozione di una o più piante di tartufo nero. Regal Truffle offre la possibilità di adottare una propria pianta di tartufo con garanzia a vita sul risultato, poiché fino al raggiungimento della fase produttiva viene comunque garantito l’equivalente in tartufi del canone annuale di adozione. Contattaci per maggiori informazioni.

Micorizzazione piante da tartufo

By Curiosità tartufo, Senza categoriaNo Comments

La micorizzazione in agricoltura è una tecnica di coltivazione che consiste nel far entrare in contatto le radici di una pianta da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco. Il complesso simbiotico pianta-fungo che viene a crearsi è detto micorriza. Il tartufo è il corpo, il “frutto”, di una particolare categoria di funghi noti come funghi ipogei, appartenenti al genere Tuber e alla famiglia delle Tuberaceae. Come suggerisce il nome, questi funghi vivono sottoterra, crescendo a una profondità che varia dai pochi centimetri fino a, in rarissimi casi, un metro. La particolarità di questi funghi è proprio quella di generare dei corpi carnosi, i tartufi appunto, tramite cui diffondere le proprie spore e riprodursi. Una volta maturi, i tartufi producono infatti un profumo intenso e penetrante che supera la barriera del terreno e attira gli animali selvatici che se ne nutrono, spargendo le spore brune, ellissoidali, spinose o reticolate e agevolandone la riproduzione. Come tutti i funghi, il tartufo è eterotrofo: non è cioè in grado di ottenere le sostanze necessarie alla sua sopravvivenza tramite la sintesi clorofilliana, un processo di cui è sprovvisto. Per questo motivo vive in simbiosi con le radici di determinate piante con un rapporto di scambio reciproco di favori. Il tartufo riceve dalla pianta sostanze nutrienti e la pianta, a sua volta, riceve dal fungo acqua e sostanze minerali che ne favoriscono lo sviluppo. La micorizzazione si verifica in modo naturale, ma può anche verificarsi artificialmente con alcune specie di interesse, come il tartufo. La coltivazione dei tartufi è possibile, quindi, ricreando, con metodo artificiale, un rapporto simbiotico tra fungo e pianta. Questo risultato si ottiene attraverso la micorizzazione della pianta da tartufo. Tra le varie tipologie di tartufo, quello nero ha maggiori possibilità di successo in caso di coltivazione, sebbene questa richiede impegno e terreni con particolari caratteristiche. Un’alternativa alla complessità della micorizzazione e alla coltivazione in proprio del tartufo è l’adozione di una o più piante di tartufo nero. Regal Truffle offre la possibilità di adottare una propria pianta di tartufo con garanzia a vita sul risultato, poiché fino al raggiungimento della fase produttiva viene comunque garantito l’equivalente in tartufi del canone annuale di adozione. Contattaci per maggiori informazioni.

La micorizzazione in agricoltura è una tecnica di coltivazione che consiste nel far entrare in contatto le radici di una pianta da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco. Il complesso simbiotico pianta-fungo che viene a crearsi è detto micorriza.

 

Il tartufo è il corpo, il “frutto”, di una particolare categoria di funghi noti come funghi ipogei, appartenenti al genere Tuber e alla famiglia delle Tuberaceae. Come suggerisce il nome, questi funghi vivono sottoterra, crescendo a una profondità che varia dai pochi centimetri fino a, in rarissimi casi, un metro. La particolarità di questi funghi è proprio quella di generare dei corpi carnosi, i tartufi appunto, tramite cui diffondere le proprie spore e riprodursi. Una volta maturi, i tartufi producono infatti un profumo intenso e penetrante che supera la barriera del terreno e attira gli animali selvatici che se ne nutrono, spargendo le spore brune, ellissoidali, spinose o reticolate e agevolandone la riproduzione.

 

Come tutti i funghi, il tartufo è eterotrofo: non è cioè in grado di ottenere le sostanze necessarie alla sua sopravvivenza tramite la sintesi clorofilliana, un processo di cui è sprovvisto. Per questo motivo vive in simbiosi con le radici di determinate piante con un rapporto di scambio reciproco di favori. Il tartufo riceve dalla pianta sostanze nutrienti e la pianta, a sua volta, riceve dal fungo acqua e sostanze minerali che ne favoriscono lo sviluppo.

 

La micorizzazione si verifica in modo naturale, ma può anche verificarsi artificialmente con alcune specie di interesse, come il tartufo. La coltivazione dei tartufi è possibile, quindi, ricreando, con metodo artificiale, un rapporto simbiotico tra fungo e pianta. Questo risultato si ottiene attraverso la micorizzazione della pianta da tartufo.

 

Tra le varie tipologie di tartufo, quello nero ha maggiori possibilità di successo in caso di coltivazione, sebbene questa richiede impegno e terreni con particolari caratteristiche.

Un’alternativa alla complessità della micorizzazione e alla coltivazione in proprio del tartufo è l’adozione di una o più piante di tartufo nero. Regal Truffle offre la possibilità di adottare una propria pianta di tartufo con garanzia a vita sul risultato, poiché fino al raggiungimento della fase produttiva viene comunque garantito l’equivalente in tartufi del canone annuale di adozione.

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Come conservare il tartufo

Come conservare il tartufo fresco?

By Curiosità tartufoNo Comments

Come conservare il tartufo è una domanda che tutti coloro che ne hanno avuto la disponibilità si sono fatti, soprattutto se non esperti. Il tartufo è uno dei cibi più pregiati e più costosi. Questo prezioso fungo è particolarmente delicato e deperibile, e per questo merita una cura particolare per preservarne le caratteristiche e, in particolare, il suo specifico odore per cui tanto viene apprezzato. Ecco alcuni consigli utili a capire come conservare il tartufo.

Iniziamo con il dire che per conservare più a lungo le caratteristiche del tartufo questo non va pulito subito se non lo conserviamo sottovuoto o in freezer. Un leggero strato di terra rallenta le proliferazione di muffe e altri microrganismi e gli permettono di continuare la maturazione. Una pulizia accurata andrà fatta solo al momento del consumo.

Per conservare l’aroma del tartufo è opportuno riporlo in frigo in barattolo di vetro, avvolto da carta da cucina, da cambiare ogni uno o due giorni per evitare, sempre, il formarsi di muffe.

È possibile, anche, porre nel contenitore del riso per farlo impregnare dell’odore del tartufo, ma occorre fare attenzione: il riso assorbe umidità e potrebbe fa seccare troppo il prezioso fungo.

E’ possibile conservare il tartufo anche congelato, intero o grattugiato, ma preferibilmente sottovuoto. In questo modo il tartufo si manterrà fino a 12 mesi. Una volta tolto dal freezer va macinato o grattato prima di farlo scongelare completamente.

Per conservare il tartufo è possibile conservarlo sott’olio, mettendolo in un barattolo fino a ricoprirlo completamente. Una possibile alternativa per mantenere l’aroma del nostro tartufo è utilizzare il burro. È possibile, infatti, realizzare del burro tartufato, prodotto facendo sciogliere e poi solidificare del burro, delle scaglie di tartufo e due pizzichi di sale. Il preparato va conservato in freezer.

Hai già provato le specialità di Tartufo Regal Truffle? Sono realizzate con i Tartufi che coltiviamo noi nella nostra tartufaia in Abruzzo e se acquisti le nostre confezioni speciali risparmi fino al 25%! Se acquisti un quantitativo minimo dei nostri prodotti ti regaliamo una pianta da tartufo: se sei interessato chiama o invia un whatsapp al 347/072 1273.

 

piante da tartufo

Quali sono le piante da tartufo

By Curiosità tartufoNo Comments

La scelta delle piante da tartufo è uno degli aspetti critici quando si vuole coltivare tartufi.

Ma cosa è in dettaglio un tartufo? Il tartufo è nella sostanza un fungo appartenente al genere Tuber, che, a differenza dei funghi che siamo abituati a vedere, compie il proprio intero ciclo vitale sotto terra e per questo viene detto “ipogeo”.

Per poter crescere il tartufo deve obbligatoriamente vivere in simbiosi con piante da tartufo per produrre il prezioso “sporocarpo”, ovvero il corpo del tartufo. Questo è formato da una parete esterna detta “peridio”, che può essere liscio o sculturato e di colore variabile dal chiaro allo scuro.

La massa interna del tartufo, detta “gleba”, di colore variabile dal bianco al nero, dal rosa al marrone è percorsa da venature più o meno ampie e ramificate. Tali venature delimitano gli alveoli in cui sono immerse delle grosse cellule (gli “aschi”) contenenti le “spore”. Le caratteristiche morfologiche del peridio, della gleba, degli aschi e delle spore, insieme alla dimensione ed alle caratteristiche organolettiche del tartufo ne permettono l’identificazione delle diverse specie.

Il rapporto tra la pianta e il tartufo è di tipo simbiotico e lo scambio di sostanze tra i due partner avviene a livello delle radici in particolari formazioni, simili a tubicini, dette “micorrize”, la loro struttura è caratteristico per ogni specie.

A differenza dei funghi epigei che sviluppano corpi fruttiferi al di sopra del terreno, i funghi ipogei come i tartufi non possono sfruttare le correnti d’aria per diffondere delle spore. La natura li ha, quindi, dotati di un forte odore, percepibile solo al momento della maturazione delle spore, che attira insetti e mammiferi, i quali cibandosi del tartufo, provvedono alla diffusione delle spore.

Le specie di tartufi sono decine, solo poche sono edibili. Tra queste il Tuber melanosporum, è considerato il più pregiato tra i tartufi neri. La sua dimensione può raggiungere e anche superare quello di una grossa mela. Viene raccolto durante tutto il periodo invernale ed in particolare nei primi mesi dell’anno. Il tartufo nero pregiato si presta alla coltivazione in tartufaia.

Il Tuber melanosporum si può trovare in ambiente collinare, con piante abbastanza distanziate a costituire boschetti radi. Il terreno deve essere calcareo-breccioso, ricco di carbonato di calcio e deve contenere una percentuale di argilla non superiore al 40%. Nelle tartufaie è necessaria una buona penetrazione di luce e un buon riscaldamento del suolo.

Quali sono le piante da tartufo più adatte?

Le piante da tartufo simbionti del Tuber melanosporum sono sette:

  1. La roverella (Quercus pubescen)
  2. Il leccio (Quercus ilex)
  3. Il cerro (Quercus cerris)
  4. Il tiglio (Tilia platyphyllos)
  5. Il nocciolo (Corylus avellana)
  6. Il carpino nero (Populus alba)
  7. Il cisto rosso (Cistus incanus)

La coltivazione del tartufo non è impresa facile, per questo motivo Regal Truffle ha ideato il progetto “Adotta un Re”, con cui Regal Truffle si occupa di tutto e a te va il tartufo!

Lagotto cane da tartufi

Il Lagotto il cane da tartufo

By Curiosità tartufoNo Comments

Il Lagotto Romagnolo è noto per essere il “re del tartufo”. È, infatti, l’unica razza riconosciuta dalla FCI (Fédération cynologique internationale, federazione internazionale delle associazioni di allevatori canini fondata nel 1911) per la cerca del tartufo. Il Lagotto è diventato il cane da tartufo per eccellenza essendo docile, resistente alla fatica e non distratto dalla selvaggina.

Sobrio, intelligente, affettuoso e attaccato al proprietario. È facilmente addestrabile. Non è un cane adatto a proprietari nervosi e dai modi bruschi. Questo cane di fronte a tali proprietari, si intimidisce e si chiude a riccio non concedendo alcuna confidenza.

Origini del Lagotto

Il Lagotto è una razza dalle antiche origini italiane, sviluppata nelle zone paludose del sud del delta del Po: specificamente nel ravennate e nelle pianure di Comacchio.

Il nome della razza trarrebbe origine dalla lingua romagnola: “Càn Lagòt”, che significa: “cane da acqua”. Prima delle bonifiche del ‘800, nelle valli di Comacchio e nelle zone paludose della Romagna, il cane veniva utilizzato infatti per il riporto della selvaggina volatile.

Parallelamente a questa attività venatoria il lagotto svolgeva un’utile, ma meno nota, attività di ricerca del tartufo, allora ben più abbondante. Con la scomparsa, ad opera delle bonifiche, delle valli paludose si è persa la necessità ad utilizzare il lagotto come cane da riporto. Inoltre, parallelamente con l’eliminazione nelle vigne dei supporti in legno a favore di quelli in cemento e con l’impoverimento dei boschi in pianura, si è avuta la scomparsa dei tartufi nelle zone pianeggianti. A seguito di questa circostanza la cerca del tartufo si è spostata in zone più collinari e boschive, ed ancora una volta l’adattabilità della razza si è mostrata preziosa: il pelo e sotto pelo proteggono infatti l’animale dalle spine spesso presenti nel sottobosco.

L’impiego del Lagotto nella ricerca del tartufo ha preso, successivamente, il sopravvento fino a specializzare la razza in questa attività in modo esclusivo nell’intero panorama mondiale; anche e soprattutto perché la razza è ottimamente addestrabile e possiede un’ottima cerca e un notevole olfatto.

Nonostante le spiccate attitudini del Lagotto e di poche altre razze, molti esperti sono del parere che qualsiasi cane, anche un meticcio ben addestrato, è in grado di svolgere questo compito. L’importante è che il cane abbia un olfatto ben sviluppato.

La legge italiana, peraltro, prevede che per cercare il tartufo è obbligatorio l’ausilio del cane. Ovvero, è vietato cercare tartufo senza cane in quanto risponde ai richiami del padrone e non danneggia il territorio in cui è cresciuto il tartufo.

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